1) Cosa ti ha spinto a scegliere la strada del nudo artistico e cosa cerchi di comunicare attraverso la tua arte?

Ho un rapporto abbastanza conflittuale con il termine “nudo artistico”, non lo uso mai. Da’ come l’idea che il nudo in fotografia debba essere collocato necessariamente in una funzione, che non possa esistere in quanto tale: una foto di nudo è una foto, di nudo, non credo servano ulteriori distinzioni terminologiche. Se poi queste foto in qualche modo possano viaggiare all’interno di una corrente, un circuito o un dialogo che si possano definire “artistici” è un effetto secondario, non un presupposto al momento dello scatto. Una qualità intrinseca guadagnata sul campo.

Quello che cerco di comunicare è in realtà quello che cerca di comunicare chi partecipa; io mi rendo disponibile come tramite per il racconto fotografico, di mio metto giusto la composizione e il dito sull’otturatore. Ciò che compone maggiormente la comunicazione di e sul progetto è il confronto sulle tematiche del corpo e la creazione di un ambiente sano e privo di giudizio all’interno del quale sia possibile esprimere la propria nudità come atto di esistenza e non come atto performativo. Spesso scatto mentre chi partecipa mi parla, fuma, beve o anche mangia; mentre, insomma, vive un normalissimo e quotidiano scambio. Le foto sono un distillato di quell’incontro, una testimonianza che mi permetta di creare un oggetto attorno al quale continuare a sviluppare il dialogo.

2) Nel video “Define beauty: nipples” che abbiamo ricondiviso in occasione della tematica #censura, viene posta una domanda molto calzante e provocatoria, che vorrei riproporre a te: secondo te, chi decide o cosa rende una fotografia sessuale o artistica?

Personalmente non me la sento di piazzare una fotografia di nudo in un bivio tra sessuale e artistico: è come se la percentuale di sesso (o erotismo) all’interno di uno scatto ne determini la “virtù” in una scala che va da sessuale ad artistico. Una foto di nudo erotico (la chiamo così per semplicità dialettica) può essere artistica, una foto di nudo non-erotico non necessariamente è definibile artistica, come ho avuto il piacere di scrivere nella domanda precedente. 

Anche gli scatti del mio progetto possono essere definiti sessuali. Da chi? Dipende da dove siamo. In primis, sempre e comunque da chi guarda anche se la struttura del progetto e degli scatti può pilotare la valutazione. In seconda istanza, stando il progetto su Intagram, questa decisione può essere presa -come succede- dalla piattaforma. Se sia giusto o no è un argomento lungo e complesso ma per farla breve: no, non lo è se i capezzoli maschili vanno bene e quelli femminili no; no, non lo è dal momento in cui Instagram è diventato uno strumento così presente nella vita di milioni di persone tanto da influenzarne il pensiero. Le sue responsabilità ora vanno oltre quelle di un’azienda privata che ospita contenuti: sono di fatto dei publisher e in quanto tali le decisioni che prendono possono assumere carattere censorio (infatti tutti parliamo di censura di Instagram). 

Per chiosare, chi decide o cosa rende una foto più o meno “pubblicabile”? Il contesto culturale generale e della nicchia specifica.

3)Cosa pensi delle strette che instagram sta attualmente operando rispetto alla censura e come si ripercuote sul tuo lavoro?

Credo di aver inavvertitamente risposto a questa domanda nella precedente risposta, evito di ripetermi per non annoiare chi legge. 

Penso molto, molto male di queste restrizioni ma non affliggono il mio lavoro in fase di produzione. Scatto quello che chi partecipa mi offre. Quando pubblico su Instagram però scelgo di pubblicare quelle foto che stando alle linee guida della piattaforma siano più pubblicabili: questo perché preferisco far passare il contenuto generale del progetto che non quello del singolo scatto pubblicato con le pecette per coprire capezzoli e genitali. 

Lo faccio perché non amo gli interventi grafici sugli scatti e non amo dover pubblicare a ogni costo quello specifico scatto: vale per me perché il mio è un progetto massiccio e organico. Il resto delle foto di ogni incontro (non tutte) è sul sito web www.younalogue.it fruibile liberamente. 

Per fortuna Internet non è composta soltanto di social.

4)Sapere di andare incontro alla censura di instagram influenza in qualche modo il tuo processo creativo?

Anche qui evito di ripetermi per non annoiare, la risposta è contenuta nella domanda precedente. 

In breve: no, non influenza assolutamente il mio processo creativo; influenza solo cosa scelgo di mettere o non mettere su Instagram.