Mi chiamo Vivian Ley e sono una donna. Il mio sesso di appartenenza non coincide con il mio sentire naturale, un fatto che riguarda la mia vita personale, ma che potrebbe riguardare la vita di chiunque altro.

La mia femminilità non si esprime attraverso i codici codificati dello stereotipo di genere socialmente condiviso, bensì attraverso la battaglia che ho intrapreso per i diritti umani; contro la violenza di genere, e la barbarie iniqua e immonda della violenza pepetrata sui corpi delle donne.

Il mio sentire di essere un maschio, un uomo che abita il corpo di una donna, mi consente di avere un punto di vista nuovo e di apportare nuove soluzioni alla questione della violenza sulle donne e sul movimento femminista contemporaneo.

La mia femminilità prende forza e inspira la mia produzione poetica, narrativa e DRAMMATUGICA, nonché letteraria. 

Di seguito un estratto della raccolta poetica Isola sono diventata, Nulla Die, 2018, di Vivian Ley:

SI CONFICCANO

NEL GREMBO

DI UNA DONNA

E’ UNA

MA SONO

TANTE

SONO TUTTE

LE DONNE

DELL’UMANITA’

DELLA STORIA

DELLA MEMORIA

DEI VISI NARRANTI

LA COSCIENZA

DEL MONDO

DELLE DONNE.

Sono rimasta a guardare
Le lancette di un orologio
Sperando che il ticchettio
Diventasse mio amico
Speravo che man mano
I piccoli passi
Divenissero una corsa
Ma l’intensità del respiro
Non garantisce un arrivo
A volte mi fermo
Davanti a una salita
Mi intimorisce
Ma poi trovo
Una guida
A indicarmi un percorso
Un movimento
Un respiro
E avanzo
Senza chiedere
Dove mi porta
Senza paura
Avanzo
Perché avanzare
È già superare
La cima

Liberami ti imploro
Fosse anche solo pietà
Ma liberami
Ti imploro liberami
Perché il peso opprime
Perché sapere confonde

Perché rispondere infiacchisce

Allora liberami dalle domande

Dai perché dai maledetti se

Liberami da me.

La bellezza

mi ferisce

al seno

di donna

a quel seno

che l’uomo

vorrebbe

tutto per sè.